L’Associazione viticoltori del Casentino si è presentata ufficialmente alla comunità e alla stampa lo scorso sabato 6 giugno 2026 in occasione di “Vineia. Racconti di vino in Casentino”, una manifestazione culturale partita dalla necessità di raccontare la lunga storia del vino in questa vallata, gli anni dell’oblio e quelli della rinascita di un comparto che oggi conta 36 aziende di cui 21 imbottigliatrici, che hanno dato vita a 72 etichette su complessivi 118 ettari vitati in otto comuni della vallata.
La mattinata è iniziata con il convegno che ha visto a confronto archeologi e storici e agronomi. Massimo Ducci, presidente del GAC (Gruppo Archeologico Casentinese), ha parlato dei ritrovamenti da cui è nata l’idea di Vineia partendo da I Ciliegi di Balzano presso Soci. Si tratta di una villa rustica romana, i cui impianti per la produzione di vino e olio sono stati rinvenuti dal GAC e studiati più riprese da studiosi e università. Da qui il medico archeologo del Casentino ha parlato anche dei ritrovamenti di Serelli, delle buchette dal vino di Poppi, Pratovecchio e Bibbiena e delle suggestive torri da vigna.
Giorgio Franchetti, archeologo e divulgatore scientifico ha invece parlato del vino tra Etruschi e Romani, essendo il Casentino terra etrusca per eccellenza.
Federico Staderini, pioniere del vino nella vallata, ha presentato una relazione sulla viticultura etrusca partendo dall’Abrostine, un’uva etrusca in Casentino e della sua prima vendemmia moderna nell’autunno del 2019.
Il convegno ha dato spazio anche all’approfondimento di Dom Ugo Fossa, per anni bibliotecario del Monastero di Camaldoli che ha esso in evidenza il ruolo dei monaci camaldolesi in questa lunga storia di cura del vino attraverso il ruolo svolto dalla Villa la Mausolea di Soci e la sua produzione di vino nel tempo.
Federico Canaccini, storico medievista, ha posto l’accento sugli utilizzi di questa bevanda “sacra e profana”.
Vincenzo Tommasi, che insieme a Staderini hanno trainato la rinascita del vino nella vallata, ha ripercorso le tappe di questa storia di riscatto. Il tutto si è concluso con l’intervento di Luca Gambineri presidente della Pro Loco di Poppi organizzatrice de Il Gusto dei Guidi, che ha parlato della necessità di riunire le varie anime di un progetto, quello sul vino, che non deve fermarsi ai confini amministrativi.
Alle ore 15 l’Associazione Viticoltori del Casentino si è potuta presentare per la prima volta in modo ufficiale, al territorio, ma anche alla stampa di settore. La scelta di incontrare, al di là del tavolo istituzionale della Sala delle Bandiere di palazzo Niccolini, i volti delle persone, è stato un segno importante che i vari produttori hanno voluto dare in questa prima uscita pubblica della nuova compagine.
“Vorrei ringraziare tutte le istituzioni e i sindaci del Casentino che hanno creduto in noi. Grazie al Sindaco di Bibbiena per questa occasione e al Sindaco di Poppi per averci concesso la sede in uno dei Borghi più belli d’Italia. Il Casentino è terra di silenzi, foreste e tradizioni secolari. Una valle custodita dall’Appennino. Monti che l’hanno tenuta nascosta e incontaminata. Un mosaico di altitudini, microclimi e paesaggi unici, che raccontano una Toscana diversa, meno nota, più autentica. Consapevoli di questa unicità, vent’anni fa sono iniziate le prime sperimentazioni. Da lì sono nati progetti concreti e nuove aziende; nuova fiducia in questa terra. Investimenti fatti di passione, conoscenza e pazienza. Oggi siamo più di 35 aziende che coltivano con dedizione e rispetto la stessa terra, sotto lo stesso cielo, guidati dagli stessi valori”. Questo il saluto del Presidente Marco Biagioli, che ha aperto ad alcune relazioni che hanno portato alla scoperta di numeri e scopi futuri.
I vari viticoltori hanno parlato dell’inquadramento geologico e climatico, della produzione attuale, i vitigni, i numeri, la funzione dell'associazione, filosofia e obiettivi futuri. Il quadro emerso è chiaro: un contesto unico, ancora autentico con una natura incontaminata, fanno da sfondo a una viticoltura di montagna consapevole, sostenibile e artigianale. L’Associazione raccoglie 36 aziende di cui 21 imbottigliatrici, che hanno dato vita a 72 etichette in continua crescita su complessivi 118 ettari vitati in otto comuni della vallata. Il duplice obiettivo che si pone l’associazione è stato esplicitato in questo contesto: conquistare un IGT Casentino e una Doc Casentino.
Vincenzo Tommasi ha fatto un excursus sulla storia della viticoltura in Casentino, mentre Nicola Martinelli Vice Presidente, ha portato una fotografia sulla realtà produttiva attuale. Federico Staderini ha portato l’attenzione della platea sul rigore di un percorso che non ha accettato compromessi e ha mantenuto vivo l’attaccamento alla tradizione di cura del territorio che proviene da lontano.
Agnese Accordino, la più giovane nell’associazione, ha legato nel suo intervento il passato e il futuro, questa la sua riflessione: “Come giovane viticoltrice rappresento un ponte tra passato e futuro del vino in Casentino. Ho potuto iniziare questo progetto grazie al coraggio di coloro che mi hanno preceduto, quello che conosce i rischi ma li affronta; grazie alla loro determinazione nel credere nonostante tutto, alla storia di questa terra di vino; grazie al rigore di questi pionieri che non hanno ceduto al canto delle strade facili, ma hanno posto come limite assoluto e come scopo la tutela di questo ambiente unico e autentico”.
In questo particolare contesto sono state presentate anche le nuove mappe sul vino realizzate dall’Ambito turistico, che partono da un concetto importante, quello dell’amore dei viticoltori per questo territorio e del vino che nel simposio antico, ci porta a parlare di amore per il territorio e a farlo maturare in una vigna per poi condividerlo in un bicchiere.
