Ascesa al Monte Falterona

"Ed intanto mi figurava veder Dante con una guida a chiaror di luna, e tutte ricevere quelle sensazioni che incessanti succedonsi nei siti solitari e campestri, fra l’incertezza di vie paurose e scoscese, in profonde valli e fra gli accidenti di un errare lungo e pensoso; sensazioni che riferì tutte nel suo poema (…), Dante certamente arrivò sino alla sommità del Falterona".

Così scrive il tedesco Theodor Hell nel 1841 nel suo ‘Viaggio in Italia sulle orme di Dante’ a proposito del suo incontro con il Falterona. Mezzo secolo prima il banchiere inglese sir Richard Coalt Hoare era rimasto invece folgorato dal panorama che si offriva da quella cima, la più alta dall’Abetone ai Monti Sibillini:

"l’orizzonte che scorsi fu il più ampio che mi fosse dato di vedere, più ampio anche di quello dell’Etna (…). Su queste alture, la mente spazia sul mondo che si dilata in basso, colpisce la forza ispiratrice dei luoghi elevati: i pensieri ascendono a ragioni superne e per qualche tempo dimentichiamo di essere mortali".

Ben altra sorte ebbero invece gli alpinisti del CAI di Firenze che pure, il 17 giugno 1883, si erano svegliati a Stia nel cuore della notte per ascendere ‘alla Falterona’: "Noi non vedemmo che nebbia, non sentimmo che il vento impetuosissimo e ghiacciato".

Ecco dunque l’unica raccomandazione per l’escursione al ‘principio del cielo’: scegliere una giornata di aria assolutamente limpida, di quelle nelle quali l’atmosfera sembra come scomparsa, più frequenti in inverno che non in estate. Oggi si arriva lassù comodamente, forse troppo, raggiungendo il passo della Calla e il poggio di Piancancelli (1576 m.) con l’automobile per poi prendere il sentiero 00 (GEA) che proviene dal giogo sopra Camaldoli.

Si arriva così sul monte Falco (la cima più alta a 1658 metri di quota) dove l’Appennino piega a nord con lo splendido Pian delle Fontanelle. Chi invece non rinuncia a salire a piedi può avventurarsi per i sentieri del CAI o del Casentino Trekking (CT) da Papiano per il Monte Tufone o per la Valle dell’Oia.

Chi infine volesse seguire le orme di Dante può raggiungere Porciano e di lì i prati di Montelleri, il Lago degli Idoli e Capo d’Arno e vedere se "lo piè senza la man non si spedìa" (Inf. XXVI).