Appennino

La catena appenninica delimita la valle sul lato est e fa del Casentino una ‘terra di confine’. Dall’altra parte dei monti vive infatti un popolo, quello romagnolo, che parla un altro dialetto, che ha un’altra cultura e una differente identità.  

Tutto questo anche se casentinesi e romagnoli di montagna sono stati, fino all’altro secolo, parte del medesimo stato: Repubblica Fiorentina prima e Granducato di Toscana poi. I monti però hanno rappresentato una barriera troppo grande per permettere scambi continui tra le due popolazioni divise lungo lo spartiacque tra il Tirreno e l’Adriatico.

I due versanti sono diversi anche da un punto di vista geologico e morfologico. Verso la Toscana gli strati di arenaria si immergono con lieve pendenza dando luogo a un paesaggio dai rilievi meno accentuati e sempre verde di vegetazione.

Sul lato romagnolo la formazione marnoso-arenacea dà origine a un paesaggio più aspro che diventa eroso e brullo dove finisce il manto forestale.

Il crinale è sempre praticabile attraverso un sentiero che ricalca vecchi percorsi preistorici e che dal Falterona (1654 m.) e dal Passo della Calla porta più a sud attraverso Poggio Scali (1520 m.) e Passo Fangacci fino alla Cima del Termine (1272 m.) e all’Alpe di Serra.

Ogni stagione offre validi motivi a chi si avventura sulla ‘giogana’ ma l’inverno, con le abbondanti nevicate e la foresta ghiacciata, presenta scenari unici a chi sale lassù con le racchette da neve o gli sci da fondo.