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Bibbiena
... e quelli di infame celebrità

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Immagini: P.C.
Tuttavia, nella storia della Valle, compaiono alcuni personaggi quasi leggendari come il fraudolentissimo Arrighetto, ladro d'ingegno meraviglioso, fedele di Pier Saccone, e il sanguinario Scoronconcolo, masnadiero di Lorenzino de' Medici.

Di Arrighetto di San Polo, il Villani ricorda la straordinaria abilità nel fare furti di bestiame, che traeva fuori dalle stalle, durante la notte, senza che i contadini potessero intervenire perché trovavano le porte delle loro case debitamente murate dall'esterno.

Proprio per la sua astuzia, entrò nelle grazie del signore di Bibbiena, Pier Saccone de' Tarlati, che non solo lo difese quando fu accusato di furto, ma se ne servì anche per alcune importanti imprese militari, come la conquista di Borgo San Sepolcro, avvenuta nei primi decenni del Trecento. In quella circostanza, Arrighetto, meraviglioso avisatore (ovvero stimatore) dell'altezza delle fortificazioni nemiche, scalò la torre della porta del Borgo, e, minacciando due guardie infreddolite con un coltello acuminato, agganciò ad uno dei merli una corda con la quale fece salire una dozzina di masnadieri...

L'impresa fu poi portata a termine dagli uomini armati di Pier Saccone con l'aiuto di alcuni Ghibellini traditori, richiamati nella notte dal suono di una campana, mentre i Guelfi continuavano a dormire tranquillamente, ignari dell'assalto.

Michele di Tavolaccino detto Scoronconcolo, il cui nome è intimamente legato con quello di Lorenzino de' Medici (1514-47), figlio di Pier Francesco (bisnipote del fratello di Cosimo il Vecchio), è pure entrato nella leggenda, grazie alle sue malvagie imprese.

Lorenzino, dopo aver fallito l'uccisione di Papa Clemente VII (Giulio de' Medici), che invece lo aveva tanto amato, tradì anche il giovane cugino Alessandro, primo duca di Firenze: dopo averlo illuso riguardo alla possibilità di conquistare la moglie di Leonardo Ginori, una giovane di meravigliosa bellezza che abitava vicino al palazzo principesco, lo fece assassinare (1537) proprio per mano di Scoronconcolo... Benedetto Varchi, nella sua Storia Fiorentina, descrive la freddezza con la quale questi inferse al duca, che era a letto in attesa della donna, un colpo mortalissimo al cuore, una coltellata di taglio in sul viso e altri colpi al basso ventre, prima di fuggire dalla camera allagata di sangue assieme a Lorenzino, cui Alessandro morente aveva morso un dito.

Un altro curioso personaggio della Valle, quantunque presumibilmente non vi fosse nato, è il maestro Adamo, che Dante incontra all'Inferno tra i falsari, deformato dalla idropisia cioè da eccesso di liquidi nella cute, tanto da somigliare, per il gonfiore del ventre, ad un liuto, perché aveva falsificato fiorini della Repubblica fiorentina nel castello di Romena. Secondo alcuni, egli sarebbe stato scoperto e arso vivo; secondo altri, sarebbe fuggito verso il passo della Consuma, ma, riconosciuto dai soldati si sarebbe suicidato, dando loro la sola possibilità di bruciare il suo cadavere.

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