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Pratovecchio
C'era una volta


Immagini: P.C.
Anche in tempi più recenti, rovistando fra i mestieri scomparsi, si trovano figure, che, a buon titolo, possono rientrare nella leggenda: tanto per portare qualche esempio, ricordiamo i foderatori, i mercanti e i procacci, che sbarcavano il lunario con grandi sacrifici.

Ma procediamo con ordine: non molti sanno che, qualche secolo fa, presso Campaldino, sulla riva sinistra dell'Arno, era situato un grande deposito di tronchi d'albero, provenienti dall'alto Casentino, che, legati da mani esperte a mo' di zattera con legno fresco di castagno, erano gettati nel fiume quando era in piena.

Queste zattere, dette foderi, sfruttando la corrente, giungevano, a seconda dei casi, ad Arezzo, a Firenze o a Pisa. La regolarità della navigazione era affidata alle mani esperte di uomini molto robusti, chiamati foderatori, che si ponevano sui tronchi, in piedi o a cavalcioni, e, sfruttando lunghe pertiche, evitavano che i foderi s'incagliassero in prossimità dei meandri, degli sbarramenti artificiali (le cosiddette pescaie) o a ridosso delle pigne dei ponti di Firenze.

Il lavoro di questi coraggiosi è divenuto quasi leggendario, poiché essi vigilavano giorno e notte, rischiando spesso la vita. Si deve a loro se ancor oggi molti palazzi nobiliari e alcune delle maggiori chiese della Toscana fanno sfoggio di travi e architravi del Casentino.

Mentre l'opera dei foderatori si perde nella notte dei tempi, l'attività dei mercanti, che si occupavano soprattutto della compravendita del bestiame, si è protratta fino a circa un secolo fa. Per raggiungere i centri principali della Valle, dove si svolgevano le fiere e i mercati "di molto concorso" (cioè dove affluiva molta gente), essi erano soliti partire in gruppo anche dai più sperduti casolari. Gli itinerari che seguivano erano molto lunghi, perfino una decina di chilometri e forse più, per cui era necessario viaggiare durante la notte, superando notevoli difficoltà, poiché i sentieri e le mulattiere erano tutt'altro che agevoli. Ma la luna e le stelle facevano loro compagnia ...

E fino alla vigilia della seconda guerra mondiale si è protratta l'attività - pure avventurosa - dei procacci, antenati degli odierni pony-express, che, dietro compenso, trasportavano merci, lettere e pacchi dal Casentino a Firenze e viceversa. Nei tratti in salita, gli stessi procacci affiancavano spesso i cavalli per trainare il carro, che doveva raggiungere la meta, all'alba, sia in inverno, sotto la tormenta, sia in estate, quando il caldo si faceva sentire già nelle prime ore del giorno.

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