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Camaldoli

 

© Foto: Andrea Barghi

Intorno all'Anno Mille, Romualdo giunse in questa valle deserta fondando l'ordine dei Monaci Camaldolesi, oggi sviluppato e conosciuto in tutto il mondo.

I due aspetti fondamentali di tale ordine religioso, la dimensione eremitico-contemplativa e quella attiva, sono testimoniati dai due edifici sacri, l'Eremo, posto in un luogo isolato e distante, conciliante per la preghiera, e il Monastero, situato nella via di comunicazione utile per il trasporto del legname tagliato nella foresta circostante.

Nel Sacro Eremo la cella di San Romualdo testimonia la tipica e particolare costruzione del luogo dedito all'eremitaggio.

La Chiesa del Monastero custodisce opere di un Vasari giovanissimo, all'inizio della sua carriera artistica.


© Foto: Andrea Barghi

Negli anni 1023-1024, Romualdo, nella sua lunga peregrinatio appenninica, giunto a "Campo Amabile" (radura immersa nella folta foresta casentinese), fondava con il consenso di Teodaldo, vescovo di Arezzo, l'Eremo. La posta di viaggio, a Fontebona, poco distante dalla radura di "Campo Amabile", veniva riorganizzata in ospizio per pellegrini e, tra gli anni 1080-1085, diveniva Monastero.
Il complesso architettonico dell'Eremo è formato da venti celle monastiche (Laura), dalla Cella di San Romualdo, dalla Biblioteca (1622), dal Refettorio, dalla Chiesa della Trasfigurazione di Gesù, consacrata nel 1027, restaurata a più riprese con facciata ultimata nel 1714, e dall'Oratorio di Sant'Antonio Abate.

Il Monastero, distrutto dai due incendi del 1203 e del 1276, è costituito dalla foresteria, dal Chiostro di Maldolo, dall'Ospedale (1331), dalla Farmacia (1543), dal Refettorio (1609) e dalla Chiesa dei Santi Donato ed Ilariano, che, distrutta dall'incendio del 1203, ricostruita nel 1220 e di nuovo danneggiata, viene riedificata nel 1510. L'edificio attuale è datato negli anni 1772-1775.

I due complessi architettonici racchiudono opere d'arte importantissime.

Nell'Oratorio dell'Eremo, la pala "Madonna con Bambino e Santi", terracotta invetriata di Andrea della Robbia, appartiene alla produzione migliore svolta dall'artista nell'ultimo decennio del Quattrocento.

Nella Chiesa del Monastero, l'olio su tavola "Natività" di Giorgio Vasari, firmato e datato (1538), rappresenta il primo studio della visione notturna, al quale ne seguiranno numerosi e successivi, detti dallo stesso Vasari "alla fiamminga".

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