| Nello stesso luogo in cui venne edificata, nel XII secolo d.C., una delle più affascinanti Pieve romaniche del Casentino, gli Etruschi avevano costruito, già diciassette secoli prima, il loro tempio e l'annessa ara sacrificale. |
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Oggi è possibile vedere dell'edificio sacro di periodo etrusco parte della scalinata di accesso in travertino e la grande ara in pietra arenaria, molto ben conservata. Infatti l'intero tempio si trova sotto la struttura di un edificio paleocristiano triabsidato, coperto, a sua volta, dalla costruzione della Pieve romanica. Emerge con forte
evidenza il perpetuarsi del luogo di culto che dalla
devozione per dei
pagani, è passato,
nei secoli, alla celebrazione di riti legati al dio monoteista. |
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Non è sicuramente un caso: le due are pervenuteci dalla civiltà etrusca fino ad oggi sono l'ara di Pieve a Socana e l'ara di Marzabotto. Entrambi i luoghi, nei quali sono state costruite, appaiono carichi di misticismo e intrisi di spiritualità. |
Dal 1969 al 1973, durante lavori di restauro della Pieve romanica a cura della Soprintendenza ai Monumenti di Arezzo, venne alla luce una grande ara etrusca di V secolo a.C. L'ara è composta di grandi blocchi di pietra, collegati da staffe in piombo a coda di rondine. Continuando la ricerca, è stato scoperto un tempio etrusco, il cui orientamento doveva essere ad Est, quindi opposto a quello dell'attuale Pieve. Oggi del tempio è possibile vedere l'ampia gradinata di accesso, della lunghezza di 18,4 metri, in travertino. La gradinata consiste in almeno dodici gradini inquadrati da due basamenti quadrangolari modanati. Non è possibile determinare le dimensioni del tempio etrusco, in quanto sono state costruite successivamente la Chiesa paleocristiana e poi la Pieve romanica. Siamo passati in questo luogo dal culto pagano al culto monoteistico. I vari e diversi "popoli" si recano nel luogo percepito e sentito idoneo all'espletamento dei riti e culti spirituali: la religione incarna proprio qui il suo stretto e forte legame con l'ambiente naturale. All'interno della Pieve sono state rinvenute due "ruote" in pietra fetida con iscrizioni etrusche del V e IV secolo a.C. Si tratta probabilmente di doni votivi. La scoperta più affascinante sono le antefisse a testa di Menade del V secolo a.C. e quelle a testa di Minerva di epoca ellenistica. Il tempio era forse collegato ad un insediamento che doveva essere un punto di controllo del fiume, un nodo viario verso Nord, Nord-Est, ed inoltre una tappa della distribuzione della ceramica volterrana attestata anche ad Avena. |
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