Museo del bosco e della montagna

COLLEZIONE ORNITOLOGICA “CARLO BENI”

museoboscoemontagnaTOSCANA - STIA - Vicolo de’ Berignoli

Apertura durante tutto l’anno: Domenica e Festivi 10:00/12:30: 16:00/19:00

Soggetto che si occupa della gestione,  informazioni e delle aperture su richiesta:

SCI CLUB STIA 0575 583965 – 529263 – 3477341266 - 3382720488

www.casentino.toscana.it/ecomuseo/collezioneornitologica

COMUNE DI STIA 0575/503964

www.comune.stia.ar.it

 

 

APPROFONDIMENTI - Attività e Industrie nella montagna casentinese

(a cura di Moreno Massaini)

Il Casentino ha visto fiorire, sin dalle epoche più remote, numerosi insediamenti umani che hanno saputo ben interagire con l'ambiente naturale di montagna e con tutto ciò che questo offriva. Il casentinese ha subito trovato, fra queste bellissime montagne, la sua "ragione di vita" sia in termini materiali che spirituali. Molte delle attività umane che hanno tipizzato l'alta valle dell'Arno hanno come elemento caratterizzante la "non stanzialità". Fra queste si ricordano: - allevamento ovino transumante - sfruttamento del bosco con produzione di legna e carbone - artigianato di supporto con gli addetti alla manutenzione delle suppellettili di casa e dei mezzi di trasporto. Altre attività, più specificatamente svolte in loco, da ricordare sono: la difficile agricoltura di sussistenza con la "vitale" coltivazione del castagno, l'artigianato specializzato del legno famoso nell'alto Casentino dal XV secolo, l'industria della lana già importante dal XIII secolo, la piccola industria metallurgica presente dal XV secolo, l'industria della carta sorta nel XVIII secolo.

Un discorso a parte merita il commercio del legname mediante il quale i tronchi delle foreste casentinesi erano trasportati fuori dalla Valle in corrispondenza delle grandi città. I preziosi legni di abete bianco erano usati per le costruzioni edili di Firenze e per l'armamento delle navi di Pisa e Livorno almeno dal XV secolo. L'intrecciarsi di queste attività e la "intelligente laboriosità" dell'uomo casentinese hanno consentito modellare, vie e mezzi di trasporto, alle reali esigenze del territorio. Vengono così costruite le "strade bordonaie", così dette per la presenza di "bordoni" di faggio ubicati ai lati delle vie, adibite esclusivamente al traino dei tronchi dalle vette dell'Appennino sino ai porti dell'Arno e da qui fluitati, in determinati periodi dell'anno, a Firenze e Pisa. Le altre vie vengono costruite ed usate per il trasporto su treggia, a basto o umano. L'impiego di animali da soma, somari e muli, era molto diffuso e diretto dai vetturini.

Il trasporto di legna di piccole dimensioni e del carbone, all'interno della macchia sino alle strade più importanti, ai centri abitati o agli imposti, veniva eseguito proprio dai sapienti vetturini con i loro fidi animali. Quando il carico era leggero o la strada da percorrere breve, era l'uomo o la donna il vero mezzo di trasporto utilizzando la cesta sopra la spalla o a tracolla. Il trasporto su treggia era riservato quasi esclusivamente in agricoltura. All'interno del ristretto ambiente rurale venivano usati anche mezzi da trasporto per due persone come la barella o per una come la carretta. Il carro agricolo a ruote veniva usato nel fondo valle ed in talune zone montuose non troppo scoscese. Il traino di grossi tronchi all'interno della macchia o sulle strade bordonaie veniva eseguito utilizzando una o varie coppie di buoi o vacche. Per il trasporto di persone e cose usavano il calesse ed il calessino.

Dalla seconda metà del XVIII secolo le nostre montagne, che oggi costituiscono l'importante Parco Nazionale, considerato la loro bellezza naturale, paesaggistica, storica e religiosa, sono meta di viaggi onde soddisfare una esigenza, non estranea all'ambiente casentinese, di tipo conoscitivo, religioso e di svago. Tali escursioni venivano fatte utilizzando quella fitta rete di strade, di mulattiere e di sentieri che il casentinese ha saputo costruire e mantenere. Le mete più ambite, di allora come di oggi, sono: - l'Eremo ed il Monastero di Camaldoli, - La Verna, - le Pievi paleocristiane e romaniche, - il monte Falterona, - la giogaia dell'Appennino, - le sorgenti dell'Arno, - dalla prima metà del XIX secolo il laghetto degli idoli.

Il tema della fruizione della montagna con finalità ricreative si intreccia strettamente ad un mezzo di trasporto ampiamente documentato nel museo: lo sci. Utilizzato dalle popolazioni insediate ad alta quota per spostamenti sulla neve dettati dalle necessità quotidiane, dalla seconda metà del XIX secolo, lo sci divenne anche pratica sportiva e momento di svago per i residenti ed i turisti durante la stagione invernale.


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